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Rinascimento Virtuale Interview
Transcript of a video interview by Costanza Baldini (Festival della Creatività, Firenze) for Rinascimento Virtuale, the exhibition (curated by Mario Gerosa aka Frank Koolhas) that took place from October 21 to November 20, 2008 at the Museo di Storia Naturale in Firenze, Italy. First published on Spawn of the Surreal.
Rinascimento Virtuale. L’avatar è un’opera d’arte?
Domenico Quaranta. L’avatar può essere un’opera d’arte, come qualsiasi altra cosa del resto. Nella maggior parte dei casi, ovviamente, non lo è. Il mio avatar in SL, ad esempio, non è un’opera d’arte: è solo la maschera che io mi sono disegnato per interagire in un mondo sintetico. È un autoritratto, un dispositivo di socializzazione, un sistema di navigazione. Certo, ci ho messo della creatività per farlo, come del resto ne ho messa nel realizzare il mio biglietto da visita. Nessuno dei due è arte, anche se entrambi potrebbero diventarlo, in certe condizioni.
RV. Si metterebbe nel salotto un quadro realizzato in Second Life?
DQ. Lei si metterebbe in casa un quadro realizzato in Photoshop? Si e no, dipende dal quadro, non certo dal mezzo. In SL non si realizzano quadri: si importano realizzazioni esterne, si scattano fotografie, si realizzano installazioni che possono avere una valenza iconica.
RINASCIMENTO VIRTUALE? (2008)
RINASCIMENTO VIRTUALE?
Domenico Quaranta
D. QUARANTA, “Rinascimento virtuale?”, in M. Gerosa (ed), Rinascimento virtuale, exhibition catalogue, Firenze, Museo di Storia Naturale, November 2008.
Nel 1927, un signore tedesco di nome Erwin1 ha riconosciuto nella prospettiva, il frutto più succoso del nostro Rinascimento, una nuova visione del mondo, che viene ricostruito e organizzato attraverso lo sguardo dell’uomo, piazzatosi beatamente al centro. Qualche anno fa, un altro signore (questa volta, un russo di nome Lev2) ha sostenuto che la prospettiva è stata soppiantata da una nuova forma simbolica, quella del database. Se oggi il mondo ci appare come una collezione infinita e destrutturata di immagini, testi e altri dati, ha scritto Lev, l’unico modo per dargli ordine è organizzarli in un database, un archivio strutturato di dati. La logica del database, dice Lev, si oppone a quella della narrazione – una successione lineare di dati – e, dico io, a quella della prospettiva – un insieme di dati organizzati da un determinato punto di vista.
I mondi virtuali sembrano conciliare queste due prospettive, pardon, queste due forme simboliche. Si affidano a un database, un insieme strutturato – e infinitamente ampliabile – di dati, e organizzano questi dati secondo le regole della prospettiva, attorno a un punto di vista unico. L’uomo, presuntuosamente rinominato avatar3, torna ad occupare il centro, e a riorganizzare con il suo sguardo il mondo che lo circonda. L’universo, nella, sua versione “virtuale”, torna ad essere antropocentrico, pardon avatarcentrico. Questo mondo non è “rappresentato”, come nei quadri rinascimentali, ma “simulato”, come nel teatro. Il corridoio di Thalia del Palladio, già riconosciuto da Salvador Dalì come luogo emblematico dell’inconscio, diventa simbolo della nuova vita sintetica, che con l’inconscio ci azzecca parecchio.
Second Life / Real Life – Critical Text
Critical text for the exhibition SECOND LIFE / REAL LIFE, part of the PEAM 2K6 – THE DIAMOND, Pescara, December 6 – 10, 2006. More info: http://www.artificialia.com/peam2006/
I
Gazira Babeli è un’artista nata in Second Life il 31 marzo 2006. Alta e sinuosa nel lungo abito nero che scende leggero sulle sue anche poligonali, lo sguardo spento nascosto da un paio di occhiali scuri, Gazira trasuda uno strano fascino che la colloca a metà strada tra la strega woodoo e un’eroina alla X-men. Una descrizione che non le rende giustizia, perché il suo alto copricapo a tronco di cono fa pensare anche al Cappellaio Matto, o all’acconciatura elaborata di una dama del Settecento; e il suo magnetismo rievoca quello del Pifferaio Magico, tanto che non ci stupiremmo di veder comparire, dietro di lei, un corteo di roditori. Insomma, un bel guazzabuglio culturale, che si muove a suo agio sull’orizzonte postmoderno di Second Life.
Non avremmo dedicato tanto spazio all’aspetto di Gazira se non avessimo letto tante pagine sull’abito grigio di Joseph Beuys, il suo cappello di feltro e il suo fascino da sciamano. Come per Beuys, e per molti altri artisti prima e dopo di lui, la costruzione del proprio personaggio non è un elemento accessorio, ma un tassello indispensabile nello sviluppo dell’opera. Nessun dettaglio va trascurato. L’identificazione tra arte e vita è totale. Vita, non seconda vita: perché se gli altri residenti di Second Life sono semplici avatar, proiezioni virtuali di un io reale, Gazira Babeli è forse il primo vero indigeno del regno inventato dal Linden Lab. Ma andiamo con ordine…
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Second Life / Real Life (2006)
SECOND LIFE / REAL LIFE
Curated by Domenico Quaranta
Featuring: Gazira Babeli, Damiano Colacito
Pescara Electronic Artists Meeting – The Diamond
6 – 10 December 2006
An exhibition about making real things in virtual worlds and bringing game reality into the so-called “real world”.
Interview with Eva and Franco Mattes
“The most radical action you can do is to subvert yourself”
Interview with Eva and Franco Mattes (a.k.a. 0100101110101101.ORG)
Domenico Quaranta
[Published in: Domenico Quaranta (ed), Portraits. Book printed on occasion of the exhibition "EVA E FRANCO MATTES (0100101110101101.ORG) LOL", Fabio Paris Art Gallery, Brescia, January 2007. Text released under a Creative Commons Attribution-Noncommercial-Share Alike 2.5 License. To see the licence: http://creativecommons.org/licenses/by-nc-sa/2.5/]
Your previous projects attracted attention for their radical nature. Portraits has attracted some criticism due to its apparent banality. What is at the heart of the project?
Out of all our previous works Portraits is obviously the most radical one. The most radical action you can do is to subvert yourself.
What is the meaning of making a portrait of an avatar?
We see Avatars as “self-portraits”. Unlike most portraits, though, they are not based on the way you “are”, but rather on the way you “want to be”. Actually, our works are not portraits, but rather “pictures of self-portraits”.





