DOMENICO QUARANTA

The (art) world we actually have does not meet my standards

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Serena Simoni interviews Domenico Quaranta (2006)

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Interview published in Serena Simoni, Maria Rita Bentini (eds), no border # 5 > 2005/06, MAR (Museo d’arte della città di Ravenna) 2006.

Parlare di arte in rete sembra per certi aspetti lo stesso che avventurarsi in una giungla o in un deserto, ovvero in un territorio di cui abbiamo una conoscenza teorica magari molto precisa, un immaginario dettagliato ma un’esperienza di fatto del tutto limitata o – nel migliore dei casi – solo parziale.
Data la conoscenza di questo settore, quali sono, secondo te, le tendenze artistiche più interessanti che al momento attuale si possono trovare in rete, sempre che di “tendenze” si possa parlare? Puoi individuare già dei mutamenti rispetto al passato? una sorta di evoluzione delle modalità o del tipo di creatività?

Se escludiamo la preistoria della Net Art, ossia quel complesso nodo di esperienze che hanno sfruttato i protocolli di Internet, a fianco di altri media, per sviluppare progetti incentrati sulla comunicazione, la creazione collaborativa etc., l’arte in Rete ha poco più di dieci anni, il che rende un po’ arbitrario parlare di presente e passato. Tuttavia, è vero anche che la storia di Internet, e con lei quella della Net Art, ha avuto uno sviluppo molto rapido, e che i suoi primi giorni sembrano lontani anni luce. In questo lasso di tempo, la Net Art ha vissuto un itinerario completo, fatto di maturazione, di crisi e di rinascite; ha suscitato, con una rapidità che stupisce se pensiamo ai tempi lunghi di accettazione di un medium tanto meno radicale come il video, l’interesse di musei e gallerie: ma anche questo ha avuto un crollo improvviso, e se oggi continua, lo fa in una forma decisamente ridimensionata rispetto alle aspettative che aveva creato attorno al 2000.

Il risultato è che sono molti, oggi, a gridare alla morte della Net Art. Come spesso succede, si tratta in realtà di mettersi d’accordo sull’oggetto della conversazione. La Net Art nasce come nuova possibilità di azione creativa offerta da un mezzo nuovo. Fra i primi sperimentatori, un gruppo compatto e transnazionale – quello, in sostanza, che si riconosce nel termine net.art, e che trova in Nettime, in 7/11 e parzialmente in Rhizome la propria piattaforma di scambio – inizia a riconoscersi come avanguardia, e ad agire come tale. Un’avanguardia molto variegata, ma accomunata da alcune costanti: il rifiuto del sistema dell’arte, l’autoironia, il formalismo, l’autoreferenzialità, lo sviluppo di sistemi propri di sostentamento, la costruzione di una sovrastruttura leggendaria e di una narrazione in cui riconoscersi. La net.art porta avanti la propria ricerca, e in parallelo racconta la sua storia, e scrive il proprio certificato di morte. è stata una vicenda straordinaria, e se è vero che si è conclusa, è vero anche che i suoi principali rappresentanti sono ancora quasi tutti attivi, e che alcune delle tendenze più vitali della situazione presente – dalla Software Art al lavoro sulle interfacce alternative – nascono lì.
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Written by Domenico Quaranta

September 8th, 2009 at 2:06 pm