Teorie del complotto e gnosticismo

“ogni cosiddetto “fatto”, se ne facciamo esperienza attraverso i media, soggiace alle regole dello storytelling. Ogni fatto che ci arriva attraverso i media è dunque “costruito”, che sia vero o meno. Poiché oggi del mondo facciamo solo in minima parte esperienza diretta, vedendolo e percependolo con i nostri organi di senso, mentre nella stragrande maggioranza dei casi ci arriva mediato da qualche forma di tecnologia (dalle notizie in TV alle storie degli amici su Instagram), non è necessario essere dei complottisti o degli gnostici per dire che il nostro mondo è sempre comunque “costruito”.

In secondo luogo credo che il ritorno delle mitologie gnostiche sia dovuto al carattere sempre più strano e implausibile della nostra realtà, nella quale capitano eventi tanto improbabili che è talvolta più facile credere alla fiction piuttosto che immaginare che tutto ciò stia succedendo davvero […] la realtà sembra meno plausibile dello storytelling attraverso cui ci viene raccontata, che è politicamente, socialmente e culturalmente “costruito”. Ci troviamo di fronte a un vero e proprio bias della conferma, a causa del quale realtà considerate troppo fuori dall’ordinario sono più difficili da considerare “vere” di un racconto della realtà che si adegua alle nostre aspettative anche se non ha più alcuna attinenza con il mondo reale.” Gianluca Didino, “La tana del bianconiglio: teorie del complotto e gnosticismo“, in L’indiscreto, 15 giugno 2020