Teorie del complotto e gnosticismo

“ogni cosiddetto “fatto”, se ne facciamo esperienza attraverso i media, soggiace alle regole dello storytelling. Ogni fatto che ci arriva attraverso i media è dunque “costruito”, che sia vero o meno. Poiché oggi del mondo facciamo solo in minima parte esperienza diretta, vedendolo e percependolo con i nostri organi di senso, mentre nella stragrande maggioranza dei casi ci arriva mediato da qualche forma di tecnologia (dalle notizie in TV alle storie degli amici su Instagram), non è necessario essere dei complottisti o degli gnostici per dire che il nostro mondo è sempre comunque “costruito”.

In secondo luogo credo che il ritorno delle mitologie gnostiche sia dovuto al carattere sempre più strano e implausibile della nostra realtà, nella quale capitano eventi tanto improbabili che è talvolta più facile credere alla fiction piuttosto che immaginare che tutto ciò stia succedendo davvero […] la realtà sembra meno plausibile dello storytelling attraverso cui ci viene raccontata, che è politicamente, socialmente e culturalmente “costruito”. Ci troviamo di fronte a un vero e proprio bias della conferma, a causa del quale realtà considerate troppo fuori dall’ordinario sono più difficili da considerare “vere” di un racconto della realtà che si adegua alle nostre aspettative anche se non ha più alcuna attinenza con il mondo reale.” Gianluca Didino, “La tana del bianconiglio: teorie del complotto e gnosticismo“, in L’indiscreto, 15 giugno 2020

Nick Douglas: Internet Ugly

“Internet Ugly, although not the only core aesthetic of the internet, is the one that best defines the internet against all other media. It is certainly the core aesthetic of memetic internet content. The ugliness of the amateur internet doesn’t destroy its credibility because it’s a byproduct of the medium’s advantages (speed and lack of gatekeepers), and even its visual accidents are prized by its most avid users and creators. As opposed to media like TV or print, where the amateurish is marginalized and audience attention centers on mainstream blockbusters, the internet is built to give outsized attention to the amateurish, the accidental, and the surprise hit. Creators with no traditional skill or talent often become online celebrities for their work, and creators with skill or talent often suppress their abilities or manufacture amateurish conditions to better achieve the Internet Ugly aesthetic. But as we’ll see, such work isn’t simple cooption but a creative choice accepted and celebrated by the online audience – so long as it still retains a certain authenticity.” Nick Douglas, “It’s Supposed to Look Like Shit: The Internet Ugly Aesthetic“, in Journal of Visual Culture, December 16, 2014