Anche Davide mi ha fatto una domanda

Davide Gambaretto. Qual’è il ruolo del “mondo digitale” nella fruizione dell’opera/contenuto artistico?

DQ. Il web è una economia dell’attenzione, in cui l’attenzione si sviluppa da dinamiche sociali. In una economia dell’attenzione, il valore di un contenuto culturale dipende non dal suo valore materiale, non dal suo pedigree, ma dal numero di volte in cui viene visualizzato e condiviso. 

L’attenzione può essere costruita (diffondendo contenuti fortemente spreadable, come li definisce Henry Jenkins), comprata (acquistando pubblicità o fake followers) o imposta (mettendo in circolazione un contenuto da un canale autorevole e con ampio seguito), ma solo parzialmente. I modi in cui si sviluppa l’attenzione in rete restano in gran parte imprevedibili. Ma, sia che un contenuto ottenga una visualizzazione, sia che ne ottenga un miliardo, sta di fatto che il web rende quel contenuto accessibile. È lì, localizzabile sulla rete, potenzialmente raggiungibile da qualsiasi dispositivo connesso.

In relazione all’arte, questa condizione di accessibilità – ciò che Seth Price chiama “dispersion” – favorisce sicuramente la circolazione dell’informazione e della conoscenza. La rete introduce un arricchimento dell’esperienza in termini quantitativi, e un suo impoverimento in termini qualitativi: la documentazione prende il posto dell’esperienza diretta, l’immagine e il video a bassa risoluzione, facilmente trasmissibili, sostituiscono la stampa fine art e la videoinstallazione immersiva. L’opera va incontro a nuove occasioni di essere vista, usata e abusata, di germinare altre idee. Si svincola dal controllo autoriale, fino al punto di perdere, a volte completamente, qualsiasi legame con l’informazione che la accompagnava. Sul lungo termine, le conseguenze di questa condizione di accesso e dispersione cambieranno enormemente la nostra idea dell’arte, in forme che saranno lette secondo l’eterna dialettica “apocalittici e integrati”.

Per quanto mi riguarda, l’unica cosa che mi preoccupa è che la fruizione mediata, per “immagini povere” (Hito Steyerl) dell’arte finisca – come l’mp3 per i suoni, o l’eBook per i libri – per atrofizzare nello spettatore alcune capacità di discernimento, godimento e comprensione. La fruizione mediata è una forma straordinaria e assolutamente legittima di accesso, ma a volte l’arte è un’altra cosa. Non dimentichiamolo, e andiamo a farne esperienza, ogni qual volta possiamo, dove sta, nei modi previsti da chi l’ha creata.

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