DOMENICO QUARANTA

The (art) world we actually have does not meet my standards

Il dominio sul petrolio

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Domenico Quaranta, “Il dominio sul petrolio”, in L’Unità, November 30, 2008, p. 42.

“Il tuo obiettivo è di produrre profitto con ogni mezzo necessario”. Si apre così il tutorial di Oiligarchy, ultimo gioco dell’italiana Molleindustria, fucina che produce “commento sociale in forma di gioco” per poi iniettarlo nella rete come un virus. Liberamente scaricabile, Oiligarchy affida al giocatore le sorti di un’anonima multinazionale del petrolio, con sede negli Stati Uniti, pozzi in Texas, Venezuela e Nigeria, e mire espansionistiche su Iraq e Alaska. Il gioco si apre nell’immediato dopoguerra e attraversa il secolo, sempre che il giocatore sappia giostrarsi, con una buona dose di cinismo, tra politici da oliare, campagne elettorali da finanziare, guerre e leggi ostili, e si dimostri immune dal pericoloso “virus dell’ambientalismo”. Come nel fortunatissimo McDonald’s Videogame (2006), Molleindustria mette il giocatore nei panni del “cattivo”, nella convinzione che “le strutture di potere possano essere meglio comprese se osservate da una posizione privilegiata”. La simulazione è gestita con abilità: un’abilità che fa apparire scelte disinvolte e antietiche – in termini di costi ambientali e umani e di relazioni tra economia e politica – come necessarie a un sistema (quello del libero mercato) che ha nel profitto il suo principale obiettivo. Il gioco mira a far riflettere sulla questione del “peak oil”, meno popolare ma altrettanto scottante di temi come il surriscaldamento globale e la fame nel mondo. La teoria è semplice: il “peak oil” è il momento in cui la produzione petrolifera, raggiunto il suo culmine, comincia a declinare. Per alcuni è già arrivato, altri lo collocano nel 2010. Le conseguenze vanno ben oltre l’incubo quotidiano dell’aumento del prezzo della benzina, e riguardano la fine un intero stile di vita fondato sullo sfruttamento indiscriminato delle risorse petrolifere.

In questo scenario, l’ottimismo è, nella migliore delle ipotesi, sinonimo di ingenuità. Eppure, uno spiraglio rimane aperto. Se giocando a Oiligarchy malediremo coloro che quel gioco non l’hanno perso trent’anni fa, The Free Culture Game, che l’ha preceduto di poche settimane, è un gioco in cui la sconfitta non esiste. Qui il giocatore è invitato a difendere le idee, che circolano liberamente, dai tentativi del mercato di fagocitarle, mettendole sotto copyright, limitandone la circolazione e la crescita. “L’assunto è che la produzione immateriale non possa avvenire senza cooperazione e condivisione.” Ma anche se nessuno cerca di difenderle, le idee saranno sempre superiori alla capacità del mercato di appropriarsene. E forse in una di quelle c’è l’antidoto a quella fine del mondo che sembriamo perseguire con tutte le nostre forze. Forse.

www.molleindustria.org

Written by Domenico Quaranta

September 9th, 2009 at 3:13 pm