Electroboutique

Commercial Protest, 2007
Domenico Quaranta, “Electroboutique”, in Flash Art, n° 270, June – July 2008, p. 46.
Quando un artista ha a che fare con i media digitali, finisce inevitabilmente per fare i conti con due tipologie di produzione culturale, e per dover soddisfare due forme di feticismo: l’arte contemporanea e il media design, il collezionismo artistico e il feticismo tecnologico. Un’opera di New Media Art si trova spesso ad equa distanza tra l’iPod e il teschio di diamanti di Damien Hirst, e la convivenza tra queste due anime non è sempre facile. Se a ciò si aggiunge il contrasto implicito tra la riproducibilità dei media digitali e il vincolo della rarità imposto a ogni bene di lusso, tra istanze libertarie e mercificazione dell’arte, si hanno tutti gli strumenti per comprendere Electroboutique, iniziativa lanciata nel 2004 dai due artisti moscoviti Alexei Shulgin e Aristarkh Chernyshev.
A differenza di tanta New Media Art, Electroboutique non si ritira disgustata (o piuttosto impaurita?) dal confronto con il mercato, ma lo affronta con ironia, dando vita a lavori che riescono, ad un tempo, a smascherare alcuni vizi di forma dell’arte digitale, la nostra ossessione per i brand dell’industria hi-tech e lo svuotamento di senso di alcuni linguaggi chiave dell’arte contemporanea, inevitabile conseguenza del loro successo nell’ambito dell’industria culturale. Particolarmente emblematico, a questo proposito, Personal Art Center, progettato da Shulgin nel 2006: uno schermo elegantemente incorniciato che si appropria dell’immagine dello spettatore e la ripropone applicandogli una serie di filtri che sono altrettanto arguti riferimenti alla tradizione figurativa del 900, dalla Pop Art a Vasarely, alle diverse declinazioni dell’astrazione geometrica. Mentre Commercial Protest, allestito ironicamente in un carrello della spesa, trasforma immediatamente l’immagine dello spettatore in un flusso di loghi.
Nel contempo, Elecroboutique si ricollega all’utopia delle avanguardie e alla fusione tra arte e design proposta dalla Bauhaus e dal costruttivismo russo, auspicando – in piena sintonia con artisti come Gabriel Orozco, Jim Lambie o Jorge Pardo – il riavvicinamento di due linee da allora divergenti. Un discorso evidente in particolare in Urgently!, di Aristarkh Chernyshev: una scultura in cui un nastro di LED luminosi che entra ed esce da un cestino mostra in tempo reale un flusso di news provenienti da Internet, unendo funzionalità e denuncia del sovraccarico informativo.
In questo senso, Electroboutique – sostenuto commercialmente dalla XL Gallery di Mosca, che lo riproporrà presto alla prossima Frieze – è un affascinante metaprogetto, che produce oggetti “moderni” con gusto tipicamente postmoderno.




