Dynamo (2004)

Han Hoogerbrugge
dynamo
Curated by Valentina Tanni and Domenico Quaranta
Online exhibition organized as part of the event epi-démia: tre giorni di arte contemporanea a Palazzo Nuovo. Torino, Palazzo Nuovo, October 11 – 13, 2004.
dynamo è una rassegna di progetti in rete che intende verificare alcune declinazioni del concetto di contaminazione. Un concetto forse fin troppo generico, dato che l’arte, da sempre, è contaminata o contaminante. E la net art ancora di più. Ha detto il duo olandese Jodi.org nel 1997: “C’è questo slogan hacker: ‘Amiamo i vostri computer’. Anche noi entriamo nei computer della gente. E avere accesso al computer di qualcuno ci onora. Sei molto vicino a una persona quando sei sul suo desktop.” A 7 anni da quella storica dichiarazione, il senso dell’arte in rete è tutto qui.
Per questo, non è facile selezionare questa o quella declinazione del concetto di contaminazione. Ne abbiamo scelte tre, che ruotano attorno ai concetti di “genere”, di “virus” e di “disciplina”. Il primo e il secondo termine non esigono troppe spiegazioni: si tratta, rispettivamente, dell’ibridazione tutta postmoderna tra generi e livelli espressivi e della contaminazione informatica per eccellenza, quella dei bug che infestano la rete. Quanto alla terza categoria, la net art ha dimostrato lungo tutta la sua vicenda una grande disponibilità a ibridarsi con altri saperi specifici, e con altre categorie di attività: la politica, l’attivismo, l’economia, il diritto, le biotecnologie, il marketing, lo spionaggio… Abbiamo pescato nel mucchio, e ne è uscito il pesce più strano, quello che raramente ha avuto occasione di combinarsi con ciò che normalmente intendiamo per arte.
[Domenico Quaranta & Valentina Tanni]
>>> “genere”
Han Hoogerbrugge: Hotel (2004 – ongoing)
http://www.hoteloscartangoecholima.com/
Hotel è un filmato interattivo in flash, che ha come protagonista un Dottore esaltato ed evidentemente schizofrenico. Il Dottore gestisce una clinica privata che sottopone i suoi pazienti, rigorosamente volontari, a una serie di curiosi – e pericolosi – esperimenti, volti a verificare le conseguenze che i “freak accidents”, gli incidenti inaspettati, hanno sulla nostra psiche. Hotel ci guida nei labirinti dell’ospedale, e in quelli della psiche del Dottore, attraverso una serie di episodi allucinati, che mescolano l’estetica del fumetto psichedelico degli anni Settanta, la comicità slapstick e un gusto fortemente pittorico nel bianco e nero generale in cui spiccano deliranti momenti di colore (come le pillole che, cliccate, aprono improvvise parentesi di assoluta follia). In chiusura di ogni episodio, un vero e proprio fumetto a puntate si sofferma invece sulla personalità del Dottore, sul suo labirinto privato.
Animazione interattiva, Hotel traduce il click in un mezzo di scoperta, non in uno strumento per seguire una propria linea narrativa all’interno di una struttura ipertestuale. Il che significa, in sostanza, che l’autore ha il pieno controllo della narrazione, manovrando dall’alto i nostri movimenti e inducendoci di volta in volta a sfiorare, a cliccare o a impazzire…
Han Hoogerbrugge, olandese, è considerato uno dei maestri assoluti dell’animazione in flash. Approdato alla rete dal fumetto nel 1996, ha al suo attivo tra l’altro la celebre serie Neurotica e la clip interattiva Flow, musicata da Wiggle. Il Cyberart Festival di Bilbao l’ha omaggiato di recente di una importante retrospettiva.
[Domenico Quaranta]
Olia Lialina & Dragan Espenschied: Zombie & Mummy (ottobre 2002)
http://www.zombie-and-mummy.org/
Zombie & Mummy: come dire, la strana coppia della rete. Nati dalla collaborazione tra la net artista russa Olia Lialina ed il musicista – programmatore tedesco Dragan Espenschied, i due personaggi sono dal 2002 i protagonisti di una serie di brevissime strip, disegnate con tratto incerto su palmare per poi essere inserite in piccoli frame, aperti nelle situazioni più diverse. Zombie & Mummy sono la tipica coppia di amici, che vanno a nuoto, si intrufolano in una beauty farm, visitano un museo e celebrano il Natale. Tutto ciò lo fanno in Rete, il che significa, da un punto di vista formale, che le loro storie si innestano sulle homepage di altri siti, o in pagine che riutilizzano, come in un vero e proprio collage, immagini e “forme” recuperate qua e là in rete. Così la pagina della loro unica fan ha il tipico aspetto della home amatoriale, con sfondo rosa e cuoricini, e il loro amore per Banderas viene dichiarato in una pagina barocca, zeppa di foo del celebre divo. Le loro avventure sono pervase da un’ironia di bassa lega, mentre raffinatissima è la regia che, dall’alto, ne studia lo scenario e la successione, e che “detourna” qualsiasi tipo di interfaccia. Insomma, attenti a quei due.
Il progetto è ospitato dal sito del Dia Center of the Arts, che dal 1995 porta avanti un prestigioso programma di commissioni ad artisti che lavorano in rete.
Net.artista russa, Olia Lialina fa parte del nucleo storico della net.art. Ha fondato Teleportacia, la prima galleria di arte in rete, e a dispetto di chi sostiene che la net.art sia morta, continua a regalarci bellissimi lavori. Dragan Espenschied, tedesco, è musicista e programmatore. Dal 2002 è artist in residence alla Art.Teleportacia Gallery.
[Domenico Quaranta]
Mongrel: Unconfortable Proximity (2000)
http://www.tate.org.uk/netart/mongrel/home/default.htm
Commissionato in occasione della ristrutturazione del sito web della Tate Gallery, Unconfortable Proximity è una versione imbastardita dello stesso. A un primo esame l’interfaccia non sembra cambiata di molto, solo la piccola etichetta nera “mongrel” (in inglese, “bastardo”) ci spiega che c’è qualcosa che non quadra. Ma basta entrare nella collezione per essere testimoni di una fastidiosa adulterazione, che storpia i capolavori settecenteschi che costituiscono il vanto della Tate. Quello che Mongrel ha fatto non è altro che un avvicinamento, nella stessa immagine, di due livelli di solito distinti, quello dell’arte alta e quello della realtà. Partito da una riflessione sulle condizioni della plebe nel ‘700, quella stessa plebe che ha prestato le sue forze alla costruzione del tempio dell’arte inglese, il collettivo inglese fa collidere due livelli dell’immagine, due estetiche, due concezioni dell’arte. Ma quello che stupisce ancora di più è il fatto che questo senso di fastidio non nasce dall’utilizzo di immagini urtanti: si tratta semplicemente della nostra banale materialità, che prevede anche qualche ruga, qualche escoriazione, qualche pelo, qualche neo; ma che affiancata alla bella materia pittorica ne svela tutta l’artificiosità, e traduce efficacemente la mistificazione di un’età che solo indossando un bel paio di paraocchi possiamo definire “dell’oro”.
Mongrel è un collettivo di artisti e attivisti inglesi che, partiti dall’arte di strada, sono approdati precocemente ai nuoi media. Tra i loro lavori si contano installazioni interattive, videogiochi modificati, e software come Heritage Gold, una sorta di Photoshop che sostituisce ai soliti comandi delle funzioni “razializzate”.
[Domenico Quaranta]
k-Hello: Infowarmation (2004)
http://www.k-hello.org/infowarmation/itindex.htm
“Infowarmation è un sito web che consente di inserire le notizie di un telegiornale o di un quotidiano, effettua un confronto fra le percentuali di notizie dedicate alle varie nazioni ed il numero dei loro abitanti, individua una predominanza informativa di alcuni stati rispetto ad altri, e visualizza una mappa del mondo in cui gli stati che hanno poca copertura mediatica vengono “attaccati”.
Una guerra in cui il campo di battaglia è la nostra visione del mondo (mentale) e in cui le armi sono le fonti di informazioni. Tanto più queste sono corrette ed equi distribuite, tanto meno vi saranno “attacchi” di alcune nazioni contro altre.
Supponiamo che nel mondo ci siano solo tre stati e si parli solamente dei primi due. Il terzo nella nostra mente inizierà a scomparire, e’ come se i primi due stati conquistassero il terzo. Questo il principio alla base del progetto.
Infowarmation permette, tramite login, a chiunque, di osservare nel tempo la propria visione del mondo, e può essere utilizzato per valutare le proprie fonti di informazioni. Chi ottiene uno scenario in cui, a lungo termine, regna la pace, può considerarsi vincitore.”
[k-hello.org]
K-hello si autodefinisce “una piattaforma sperimentale gestita da un gruppo di tecnocreativi che propone progetti originali applicati ai nuovi media”. All’art pour l’art contrappongono il software come processo mentale, che “gira nella mente di chi legge”: elegante come una freddura e completamente inutile.
>>> “bug”
0100101110101101.org: Vaticano.org (1998)
http://0100101110101101.org/home/vaticano.org/spoof/index.html
Risale al dicembre 1998 un autentico capolavoro della contaminazione, nonché il primo, storico colpo di stato in Rete. Acquistato il dominio www.vaticano.org, localizzabile su un server canadese, un ‘commando’ comincia a copiare fedelmente le pagine del sito ufficiale del Vaticano, e dopo essere intervenuti sui testi, a caricarli sul falso sito. La gente ci va, legge e se ne va convinta di aver visitato il sito ufficiale del Vaticano. Se legge con attenzione, può rendersi conto che il Papa sembra fare discorsi un po’strani, ma diamine, è il Santo Padre, e la sua parola, si sa, è infallibile. E se si dichiara favorevole all’aborto, alla legalizzazione delle droghe, al libero amore, avrà le sue buone ragioni. Pare che, nel giro di un anno, 4 milioni di persone siano cadute nella rete tesa dagli 0100101110101101.org. Il sito era indicizzato benissimo, e dietro di esso il solito commando garantiva la sua piena funzionalità. Quando il Vaticano se ne accorge, cerca di risolvere il problema senza far esplodere il caso, ma non ci riesce ed è costretto a mettere un avviso sul sito ufficiale.
Oggi il falso sito è archiviato all’indirizzo www.0100101110101101.org. Ma chi crede che tutte le piaghe siano state curate, vada a farsi un giro all’indirizzo www.vaticano.org. Troverà un cielo paradisiaco, con sovraimpressa la scritta: il sito ufficiale è www.vaticano.va.
0100101110101101.org è un collettivo di hacktivisti che ha firmato nel corso degli anni una serie di azioni clamorose, che vanno dall’invenzione del falso artista maledetto Darko Maver (arrivato perfino in Biennale) al recente Nikeground, un falso mediatico montato ad arte per mostrare l’invadenza delle multinazionali, e per appropriarsi di un marchio che è già di chi lo usa.
[Domenico Quaranta]
Jodi.org: Wrongbrowser (2001)
www.wrongbrowser.com/
Wrongbrowser permette di scaricare una serie di navigatori alternativi, che propongono un output della pagina completamente anomalo rispetto ai browser tradizionali come IE e Netscape. In questo senso, il progetto si presenta come l’ideale coronamento del lavoro portato avanti da Jodi dal 1995 in poi. Un lavoro tutto incentrato su un radicale e sistematico sovvertimento dell’interfaccia, sul ribaltamento delle relazioni tra superficie e livello profondo del codice, sulla limitazione dell’usabilità e la vanificazione dell’interattività, e su un’estetica low-tech contrapposta all’high-tech corporativo. Con Wrongbrowser, l’errore si sposta dalla pagina al programma che la legge: non è più il programma standard a leggere correttamente un codice “sbagliato”, ma un programma “sbagliato” che fa a pezzi le pagine tradizionali, fino a intaccare la stessa metafora della finestra. Ma non si tratta di semplice sovversione: come i numerosi browser alternativi approntati dai net artisti, Wrongbrowser vuole mostrare che, nel digitale, l’interfaccia è solo uno dei modi di interpretare i dati a disposizione, e che distruggendo le interfacce tradizionali, si possono ottenere risultati impensati, e non meno interessanti, se non altro da un punto di vista artistico: così, privato della loro destinazione utilitaria e informativa, il contenuto di una pagina web può diventare un dinamico quadro astratto.
Jodi.org è un nome ormai entrato nella storia della net art. Fondato nel 1995 da Joan Heesmerk e Dirk Paesmans, il collettivo ha elaborato negli anni il suo inconfondibile stile, passando dalle pagine web ai browser, dai videogiochi modificati all’installazione.
[Domenico Quaranta]
EpidemiC: downjones sendMail (2002)
http://epidemic.ws/downjones/index.php
downjones sendMail nasce dalla risposta a una domanda: qual è il danno massimo che un virus informatico può compiere? La risposta è un semplice programma di posta, di cui EpidemiC propone online una demo innocua. Perché downjones è veramente pericoloso, tanto più perché non produce alcun danno evidente, almeno a livello informatico. Si limita semplicemente a inserire, in un messaggio di posta, uno spezzone di frase, abbastanza generico da potersi confondere con il resto, ma capace nello stesso tempo di seminare il dubbio sul resto del testo, o corromperne il senso. Un virus invisibile, perché non viene rilevato dagli antivirus, e perché non agisce sul mezzo, ma sul messaggio. Io mando un contenuto, il ricevente ne riceve un altro. Immaginiamo che A. chiuda una mail alla sua fidanzata B. con un bel “ti amo”. E che downjones ci aggiunga un bel “ma non ne sono certo”.
Ecco la risposta alla fatidica domanda: il danno massimo è quello che va a intaccare una relazione umana, sia essa un rapporto di lavoro, personale o diplomatico. Se un virus del genere venisse diffuso, non saremmo più sicuri di nulla di quanto riceviamo.
Mettendo in dubbio la nostra fiducia nell’inalterabilità dei dati, downjones rende evidente la centralità della comunicazione, e i pericoli derivanti da un’alterazione del suo flusso.
EpidemiC è un collettivo di professionisti diversi, per lo più programmatori, basato a Milano. Sostenitore della bellezza del codice virale, è autore tra l’altro, in collaborazione con 0100101110101101.org, del celebre biennale.py, diffuso in occasione della Biennale 2001: un virus come opera d’arte, che si accontenta di farsi riconoscere (e ammirare) dagli antivirus.
[Domenico Quaranta]
Luca Bertini: Vi-con
http://www.vi-con.net
Il nome nasce da un baco del sistema di scrittura automatica T9, che scrive “Vi-con” quando noi cerchiamo di scrivere “ti amo”. E l’amore è il cuore di questo progetto, che racconta la storia di due innamorati che si cercano per la rete. Si chiamano Yazna e ++, e sono due virus. Non sono pericolosi, sia chiaro: sono troppo impegnati a cercarsi per fare dispetti al nostro sistema operativo. Se arriva Yazna, per esempio, si intrufola in determinate cartelle, cerca i segni della presenza dell’altro, e se non li trova, lascia un segnale del suo passaggio e riparte verso altri computer. Lo stesso fa ++. Il loro amore è potente, ma se si trovano va incontro a tutte le variabili dell’amore: così, i due possono lasciarsi, congiungersi in un unico essere o fare un figlio. Il tutto seguendo la loro programmazione, il loro destino.
Il sito web ce li presenta, e racconta la loro storia. Possiamo credergli o no: i codici sono online, non resta che provare. Ma forse è meglio lasciare che facciano da sè, sperando magari che scelgano come letto di nozze il nostro computer.
Luca Bertini vive a Milano, dove ha fondato DFM (Design for Money), una società di graphic design attraverso la quale finanzia i suoi progetti artistici. Tra questi ricordiamo 800-178969, un vero numero verde che cerca di stabilire con i chiamanti una relazione privilegiata.
[Domenico Quaranta]
>>> “economics”
Carlo Zanni: Ebaylandscape
http://www.zanni.org/ebaylandscape/
“Dipinge paesaggi e programma ritratti”, dice Carlo Zanni nell’autopresentazione in terza persona reperibile sul suo sito. Ebaylandscape smentisce solo apparentemente questa affermazione. È difficile definirlo qualcosa di diverso di un dipinto, anche se i colori non sono certo i soliti acrilici. A prima vista sembra un paesaggio-collage, con un cielo arioso, delle stelle, una catena di montagne sullo sfondo e dei bambù in primo piano. Un collage, peraltro, in continuo cambiamento: le stelle si accendono e si spengono, il cielo cambia colore, le immagini che colorano i fusti dei bambù vengono sostituite da altre. Le dinamiche di questa trasformazione ci vengono spiegate dalla breve introduzione: il colore del cielo è determinato dalla lettura del numero IP degli utenti connessi; le stelle sono gli utenti connessi, le montagne sono un grafico che segna gli alti e i bassi di eBay, e le immagini che riempiono i bambù sono succhiate dall’homepage della CNN, e cambiano ogni volta che la stessa si riaggiorna.
Ebaylandscape contamina la tradizione figurativa del paesaggio e un semplice processo di network, ma anche il mondo dell’immagine e quello dell’economia. Il risultato è un “paesaggio di dati”, che visualizza i due flussi invisibili su cui si regola la nostra vita quotidiana, quello dell’informazione e quello dell’economia; e nello stesso tempo riflette sulla nostra identità di navigatori in rete: ci muoviamo tranquilli nella convinzione di essere l’uomo invisibile, quando siamo più vistosi di una stella nel cielo.
Carlo Zanni vive tra Milano e New York. Il suo lavoro si situa all’intersezione tra programmazione e rappresentazione. Nel 2002 ha organizzato un dibattito online dedicato alla vendibilità della net art, questione a cui ha risposto recentemente con Altarboy, un server che è anche una scultura, su cui gira un’opera che esiste solo quando il server è connesso.
[Domenico Quaranta]
Davide Grassi e Igor Stromajer: Problemarket.com (2003)
www.problemarket.com
“I problemi sono dei catalizzatori di energia. In questo senso, hanno un valore, per cui possono essere messi sul mercato”, dichiara Problemarket. com. La borsa dei problemi nasce in Slovenia nel 2000, per iniziativa di due artisti che si reinventano imprenditori, Davide Grassi e Igor Stromajer. L’azienda va subito incontro a un rapido successo, con l’apertura di filiali in tutto il mondo. Quello che mette in vendita sono, appunto, problemi: i grandi problemi collettivi, come le repressioni al G8, la guerra in Bosnia e il conflitto di interessi, ma anche i problemi individuali, che chiunque può proporre per una valutazione. Ovviamente è tutto un gioco, ma la finzione è impeccabile: la borsa ha una propria valuta, il PRO; ha un listino e un indice, e investe con profitto nella promozione aziendale, come dimostrano i video e i comunicati disponibili online. È una finzione, ma la cui plausibilità, in un mondo in cui tutto ha un potenziale valore economico, sconcerta e fa riflettere. L’azienda ha anche una filiale italiana, basata a Milano e diretta da Antonio Caronia. La sua missione è quella di promuovere la ricerca sui problemi dei media, e il suo nome, guarda caso, è PROmediaSet.
Davide Grassi è un artista italiano attivo a Ljubljana, Slovenia, dal 1995, dove dirige Aksioma – Institute for Contemporary Arts. Il suo lavoro ha un’intensa connotazione sociale, ed è caratterizzato da un approccio intermediale. Igor Stromajer, capo del Consiglio di Supervisione di Problemarket, ha collaborato in varie occasioni con Aksioma. è autore, tra l’altro, di Ballettika Internettika, una esplorazione della danza online.
[Domenico Quaranta]
Etoy
http://www.etoy.com/
etoy è uno dei nomi più famosi della net art, e senz’altro uno di quelli che più hanno contribuito a ridefinirne le regole. Dopo un breve periodo di incubazione, nel 1995 fa il suo sensazionale ingresso in campo con una performance formidabile, messa in atto attraverso una serie di programmi che rapiscono migliaia di navigatori dai motori di ricerca e li dirottano sulla loro homepage. Nel 2000 guida la Toywar, una guerra di autodifesa che nasce dall’attacco di una grande multinazionale, eToys, decisa a lasciare il collettivo senza dominio. etoy mobilita tutta la rete, regala ai suoi soldati una missione e un immaginario (rigorosamente ispirato agli storici omini della Lego) e vince la guerra, facendo crollare le azioni dell’e-store fino a costringerlo a ritirare la denuncia.
Qui etoy compare però non per quello che ha fatto, ma per quello che è. Nato come collettivo di attivisti, etoy si trasforma ben presto in una vera e propria corporation, le cui azioni eclatanti non sono vendute come opere d’arte, ma quotate in borsa. Come tale, l’azienda si dota di un marchio, di filiali all’estero (di cui una, ci informa il sito, ha sede proprio a Torino), e di una propria estetica aziendale, che evolve dal look uniformante dei mitici agenti etoy del commando originario: pantaloni di pelle nera, giubbotti arancioni, occhiali a specchio, valigetta e zucca rigorosamente rasata.
[Domenico Quaranta]
Josh On: They Rule (2001)
http://www.theyrule.net/
L’idea portante di questo web-project può sembrare a prima vista piuttosto banale, ma come spesso accade è proprio la sua disarmante chiarezza a colpire, il suo essere diretto, spoglio, oserei dire dimostrativo. Il meccanismo su cui si basa è quello del disvelamento di una realtà esistente che si avverte l’urgenza di conoscere e mostrare, non occulta, ma di sicuro misconosciuta. Theyrule.net… è una mappa del potere. Essa illustra, attraverso un’elegante e funzionale interfaccia in Flash, gli organigrammi delle maggiori corporation internazionali individuando le “poltrone” che contano e le insospettabili connessioni che spesso le uniscono tra loro. I presidenti, gli amministratori delegati, i componenti delle grandi aziende vengono rappresentati tramite semplici sagome maschili o femminili, in giacca e cravatta o tailleur, tutti dotati dell’immancabile valigetta. E il loro ‘peso’ aumenta proporzionalmente al loro potere. Cliccando sulle icone è poi possibile avviare una ricerca su Google, visitare il sito dell’azienda o curiosare tra le donazioni effettuate da ognuna di queste personalità. Il progetto permette anche agli utenti di interagire contribuendo alla costruzione di nuove mappe o aggiungendo note e osservazioni. L’interattività si spinge ad un livello più profondo considerando che durante la costruzione del progetto il suo autore, Josh On del gruppo Futurefarmers, si è avvalso della collaborazione e dei suggerimenti di decine di persone tramite un newsgroup di Yahoo completamente dedicato a Theyrule. [...]
Theyrule, come il videogioco antimilitarista Antiwar Game, sempre dei Futurefarmers, sembra dimostrare che anche uno strumento come Flash, spesso oggetto di polemiche scatenate dai ‘puristi’ della Net Art per la sua estetica accattivante, può essere una piattaforma stimolante e supportare la realizzazione di progetti interessanti e assolutamente fuori dagli standard della grafica commerciale.
[Valentina Tanni, giugno 2002]
Josh On, nato in Nuova Zelanda nel 1972, vive a San Francisco. Fa parte del collettivo Futurefarmers.




