Quante stanze ha un cubo?

Julian Oliver, LevelHead, 2008
Published in L’Unità, 18.01.2009, p. 43
Quante stanze ha un cubo?
L’artista Julian Oliver ha progettato un rompicapo alla Escher che unisce divertimento, architettura e arte
Non cercatelo sugli scaffali dei negozi: non lo trovereste. In rete potreste imbattervi in qualche video di presentazione, e nelle istruzioni per fabbricarvelo da voi, se avete le competenze necessarie (è open source). Per ora, se avete voglia di giocarci, non potete far altro che inseguirlo nei numerosi festival di arte elettronica in cui, da qualche mese, ha fatto impazzire migliaia di visitatori. Assicurato: ne vale la pena.
LevelHead è un rompicapo escheriano in forma di installazione, progettato dall’artista e ricercatore neozelandese Julian Oliver. I modi della sua circolazione non devono stupire: anche se non tutti sono disposti a riconoscere lo statuto artistico dei videogiochi, è indiscutibile che la ricerca videoludica di frontiera sconfini spesso nel campo dell’arte.
Julian Oliver è uno a cui piace esplorare i confini tra contesti culturali diversi. Nel suo curriculum, vanta la partecipazione a progetti come acmipark (2001-2003), un gioco multiplayer commissionato dall’Australian Center for Moving Image (ACMI); e Escape from Woomera (2002-2003), un first person shooter in cui il giocatore è un immigrato irregolare che deve fuggire da uno dei campi di internamento più tristemente celebri dell’Australia (ottimo esempio di ribaltamento della tradizionale impostazione ideologica degli FPS con i loro stessi mezzi); e lavori come Fijuu2 (2006), che si appropria dell’interfaccia di gioco per creare un innovativo strumento di performance audiovisiva, e 2ndPS2 (2007), uno studio in cui il giocatore adotta la prospettiva visuale del suo nemico.
Architetture della memoria
LevelHead, invece, è un gioco di memoria in cui il gamepad è sostituito da un cubo bianco di plastica. Ogni faccia del cubo, come in un dado, è stampata con pattern diversi, che vengono riconosciuti da un computer nascosto nel piedistallo e associati a una scena del gioco. Ciò che, alla fine, vediamo proiettato sullo schermo è un’architettura virtuale in cui ogni faccia del cubo è diventata una stanza, collegata alle altre stanze da un’unica porta. Dentro una di queste stanze troviamo un personaggio, che dobbiamo far camminare di stanza in stanza finché non troviamo l’uscita, che corrisponde al passaggio al livello successivo. Tutto ciò, semplicemente ruotando il cubo. Solo apparentemente semplice, LevelHead è in realtà un attentato continuo alla nostra pazienza, e un raffinato recupero delle teorie della mnemotecnica e della loro applicazione nelle cosiddette “architetture della memoria” (di cui la biblioteca del Nome della rosa offre uno splendido esempio). Ma tornano in mente anche i cubi di Rubik, i destini incrociati di Calvino, i racconti di Borges. Tutto ciò, senza che il gioco smetta di fare quello che ci si aspetta da un gioco: divertire.




